Nel 1997 si aprì negli Stati Uniti un processo per pedofilia contro il potentissimo Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Juan Vaca, ex appartenente all’Ordine, testimoniò contro di lui al processo. Disse: “quante volte mi svegliava nel cuore della notte e abusava della mia innocenza. Notti di paura, notti di assoluto terrore...”
Quattro anni dopo, nel tentativo di arginare l’inchiesta, il cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Fede, ex Sant’Uffizio, ex Santa Inquisizione, indirizzò una lettera ai vescovi, ordinando loro, pena la scomunica, di opporre il segreto alle inchieste giudiziarie sui preti pedofili. Ratzinger scrisse, con perfetto rigore, che “casi del genere sono soggetti al segreto pontificio.” Eventuali rivelazioni sugli abusi, dunque, potevano essere fatte solo dieci anni dopo che le vittime avessero raggiunto la maggiore età. La lettera era controfirmata dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, che in un’intervista di cinque anni fa all’Observer disse: “ Secondo la mia opinione, la richiesta che un vescovo sia obbligato a contattare la polizia per denunciare un prete che commette atti di pedofilia, non è fondata.”
Secondo l’avvocato Daniel Shea, noto alle cronache per aver scoperto negli archivi vaticani un documento in latino risalente al 1962 con cui Papa Giovanni XXIII istruiva i vescovi a tenere ben nascosti i casi di violenza sessuale all’interno della Chiesa, la lettera di Ratzinger conteneva indicazioni così perentorie da costituire un intralcio alla giustizia, reato che la legge americana considera assai grave. Egli era del parere che il problema della pedofilia nell’ambito delle strutture vaticane dovesse essere affrontato e risolto in sede giudiziaria e che un atteggiamento omertoso dei vescovi equivalesse a sottrarre dei criminali alla giustizia.
Per tutta risposta il cardinale Angelo Sodano incontrò il Segretario di Stato americano Condoleeza Rice, invocando un intervento del Governo Usa sulla causa per pedofilia in discussione davanti alla Corte di Lousville, in Kentucky, nella quale il Vaticano era chiamato a rispondere economicamente per gli abusi compiuti sui minori commessi nell’ambito della Diocesi locale. L’ex direttore della sala stampa vaticana, Joacquim Navarro Valls, motivò la richiesta ricordando che la Santa Sede, in qualità di Stato Sovrano, aveva tutto il diritto di chiedere l’immunità come previsto dalla legge internazionale.
Nel 2006 ebbe inizio lo smarcamento. In un messaggio ai vescovi irlandesi, Ratzinger disse: "Nell'esercizio del vostro ministero pastorale avete dovuto rispondere di casi di abusi sessuali sui minori. Tali casi sono particolarmente tragici quando colui che abusa è un prete. E' dunque importante stabilire cosa sia avvenuto realmente nel passato, e prendere ogni provvedimento affinché casi del genere non avvengano di nuovo. E' poi necessario assicurarsi che i principi di giustizia siano pienamente rispettati, quindi aiutare le vittime e tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave crimine".
Oggi la conclusione: davanti al clero australiano, il papa ha duramente condannato gli abusi sessuali, definendoli "misfatti che costituiscono un grave tradimento della fiducia, da condannare in modo inequivocabile."
"Questi abusi" ha aggiunto, "hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della chiesa. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia."
Questa squallida vicenda può davvero essere etichettata come una moderna sintesi della dottrina cattolica. Tutto consiste in questo: che quello che era vero ieri, oggi è fango. O viceversa. A seconda delle opportunità politiche del momento.
Nella loro singolarità, le vicende si radunano come parti di un quadro che alla fine convince, spaventa, intimorisce, diverte, rivela e scatena la fantasia. Insomma, fa quel che un buon libro deve fare: dar sostanza ai sogni."
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