Il colpo di stato post-moderno in Ucraina completa il test del nuovo modello.
di Jonathan Mowat
Gene Sharp ha introdotto il seminario dicendo: “Lo sforzo della lotta strategica nonviolenta mira interamente al potere politico”. E ho pensato: “Ma questo qui sta parlando la mia lingua, anche la lotta armata mira al potere.” Col. Robert Helvey
Washington, 19 Marzo 2005 – Il governo statunitense e forze alleate hanno portato a termine la prova sul campo del “golpe post-moderno” con l’insediamento di Victor Yushchenko a presidente dell’Ucraina. Impiegando ed affinando le stesse sofisticate tecniche già utilizzate in Serbia nel 2000 e in Georgia nel 2003 (e,anche se senza successo, in Bielorussia nel 2001), ci si aspetta che gli Stati Uniti tenteranno di applicare gli stessi metodi in tutta l’ ex Unione Sovietica.
Il metodo impiegato è ben descritto in un articolo di Ian Traynor comparso il 26 Novembre del 2004 sul “ The Guardian”: “La Campagna statunitense dietro i disordini di Kiev”, durante la prima fase del golpe.
Con i loro siti , gli adesivi, i loro scherzi e canti mirati ad allontanare la paura, così diffusa, del regime corrotto, la guerriglia per la democrazia del movimento ucraino Pora ha gia raggiunto una grande vittoria, a prescindere dall’esito del pericoloso confronto a Kiev.
La campagna è una creazione americana. Un esercizio sofisticato e brillantemente concepito di marchio occidentale e marketing di massa, che in quattro paesi in quattro anni, è stato utilizzato per tentare di salvare elezioni truccate e rovesciare regimi poco graditi.
Finanziata ed organizzata dal governo USA, tramite l'invio di consulenti, sondaggisti e diplomatici provenienti dai due grandi partiti americani e dalle organizzazioni non governative, la campagna è stata utilizzata per la prima volta nel 2000 a Belgrado per sconfiggere alle urne Slobodan Milosevic.
Richard Miles, l’ambasciatore americano a Belgrado, ha svolto un ruolo chiave, e nel suo ultimo anno da ambasciatore a Tbilisi ha ripetuto lo stratagemma in Georgia, istruendo Mikhail Saakashvili sul come far cadere Eduard Shevardnadze. Dieci mesi dopo il successo a Belgrado, l’ambasciatore USA a Minsk, Michael Kozak, un veterano di simili operazioni in America centrale, specialmente in Nicaragua, organizzò una campagna analoga per cercare di sconfiggere Alexander Lukashenko in Bielorussia.
L’operazione, volta a promuovere la democrazia tramite il voto e la disobbedienza civile, ha avuto riscontri talmente positivi che gli stessi metodi sono stati adottati per vincere elezioni in altre parti del mondo.
Una Rivoluzione Civile in Affari Militari
L’ importanza conferita all’utilizzazione di nuove tecnologie comunicative per un rapido spiegamento di piccoli gruppi, ci suggerisce che quello a cui stiamo assistendo è l’applicazione su base civile della dottrina del Segretario Donald Rumsfeld, la cosiddetta “Rivoluzione in Affari Militari”, che prevede appunto lo spiegamento sul terreno di piccoli gruppi, dotati di alta capacità di movimento e messi in funzione in tempo reale dalle comunicazioni dell’intelligence. Il braccio militare della dottrina è costituito da soldati in grado di controllare interi isolati di una città con l’aiuto di “caschi intelligenti”, equipaggiati con monitor che danno loro una visuale a tutto campo dell’ambiente circostante. Bande di giovani che convergono su determinati incroci in costante comunicazione telefonica costituiscono l’ applicazione della stessa dottrina sui civili.
“Sciame di Adolescenti” e “Rebellious Hysteria”
Gladio e James Bond si prendono un gruppo di giovani
Anche le droghe?
Agenzie di polizia di molte nazioni, tra cui anche quelle degli USA, dichiarano da molto tempo che i Balcani rappresentano il principale viadotto d’entrata dei narcotici in Europa occidentale. Si dice che l’Ucraina sia uno dei passaggi privilegiati, come anche la Georgia. Il Kyrghyzstan, ora in cima alla lista, è un altro passaggio importante per l’oppio. E George Soros, il “magnate della legalizzazione delle droghe”, è stato il finanziatore privato numero uno di tutti i gruppi ribelli dell’Europa dell’est, dell’Asia centrale, così come del Myanmar. La diffusione di tali mafie è, ovviamente, uno dei modi più efficienti per infiltrare e corrompere le agenzie governative degli Stati presi di mira.
Il Virus Serbo
Opportunità non mancano
[No Lack of Opportunities for Employment]
In seguito alla rivoluzione serba, il National Endowment for Democracy, l’Albert Einstein Insitution e altri gruppi apparentati hanno lavorato per la formazione di movimenti giovanili nell’Est Europa; si pensi al Zubr in Bielorussia nel gennaio del 2001, al Kmara in Georgia nell’aprile del 2003, al Pora in Ucraina nel 2004. Alcuni tentativi di rovesciare il presidente Alexsander Luschenko nel 2001 sono falliti, mentre è stato portato a termine con successo nel 2003 il rovesciamento per mano statunitense del presidente georgiano Eduard Schevardnadze, in cui l’utilizzazione del Kmara è stata parte integrante dell’operazione.
Chris Miller, membro dello staff dell’ Albert Einstein Insitution, in un resoconto comparso sul sito del gruppo circa un viaggio in Serbia compiuto nel 2001, afferma:
Sin dall’estromissione di Milosevic, diversi membri dell’Otpor si sono incontrati con membri del gruppo bielorusso Zubr (Bison). Gli sviluppi successivi all’inizio di quell’anno mostrano come lo Zubr sia stato concepito e come si sia sviluppato: assumendo l’Otpor come modello a cui ispirarsi. Inoltre (come riporta l’Albert Einstein Insitution), From Dictatorship to Democracy è disponibile in inglese sul sito dello Zubr: www.zubr-belarus.com. Logicamente gli obiettivi e i successi non sono stati raggiunti né in Bielorussia né in nessun altro paese per mezzo di una semplice imitazione delle iniziative intraprese in Serbia. Tuttavia la strategia di lotta non violenta portata avanti in Serbia è stato un precedente valido e influente, un modello, che ha contribuito allo sviluppo di una nozionistica e di un certo sapere intorno al fenomeno.
L’Otpor si è concentrato nella selezione, reclutamento e formazione delle “risorse umane”, specialmente fra i giovani. Ha stilato un manuale apposito allo scopo di addestrare futuri istruttori, contenente estratti di The Politics of Nonviolent Action, forniti all’Otpor da Robert Helvey durante un incontro di lavoro a Budapest durante i primi mesi del 2000.
Con i finanziamenti forniti dalla Freedom House e dal governo statunitense, l’Otpor costruì il “Centro per la Resistenza non violenta” a Budapest, per istruire e formare tali gruppi. Ian Trainor, nel sopracitato articolo comparso sul Guardian nel corso del Novembre 2004, descrive il processo di formazione di tale movimento giovanile:
Nel centro di Belgrado, ci sono uffici con un personale di giovanotti conoscitori di informatica che si sono dati il nome di Centro per la Resistenza non violenta. Se volete sapere come abbattere un regime che controlla mass media, magistrati, tribunali e seggi elettorali, i ragazzi di Belgrado sono a vostro servizio, si noleggiano.
Questi ragazzi provengono dalle file del movimento di resistenza studentesco anti-Milosevic: l’Otpor. La scelta di una singola parola, orecchiabile e che diventi marchio, è molto importante. Il movimento corrispondente in Georgia l’anno scorso è stato il Kmara, lo Zubr in Bielorussia e il Pora in Ucraina.
Le armi degli attivisti sono adesivi, bombolette spray e siti internet. L’ironia e le rappresentazioni per le strade che sbeffeggiano il regime hanno riscosso un gran successo nello sgonfiare la paura pubblica e nello scuotere la forza del regime.
L’anno scorso, prima di diventare presidente in Georgia, mister Saakashvili ha viaggiato da Tblisi a Belgrado per apprendere il più possibile sulle tecniche di disobbedienza. In Bielorussia l’ambasciata statunitense aveva organizzato l’invio di giovani leader dell’opposizione, per incontrarsi con i serbi venuti da Belgrado. Nel caso della Serbia, dato l’ambiente avverso di Belgrado, gli americani hanno pianificato il rovesciamento a partire dall’Ungheria, Budapest e Szeged.
Nelle ultime settimane molti serbi si sono recati in Ucraina. In realtà Maric Alexsander, uno dei leader provenienti da Belgrado, è stato respinto alla frontiera. Il National Democratic Institute del Partito Democratico, International Republican Institute del Partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato Americano e USAID sono i principali enti coinvolti in queste operazioni come pure la ONG Freedom House e la bielorussa Open Society Institute di George Soros.
“Sapevamo che ci sarebbe stato del lavoro per noi dopo Milsosevic” disse Danijela Nenadic, coordinatrice dei programmi del Centro per la Resistenza nonviolenta. Le ONG emerse dall’Otpor, movimento pro-democratico che ha contribuito a scacciare Milosevic organizzando proteste e manifestazioni colorate di massa che hanno attratto e coinvolto folle che non avevano mai avuto il coraggio di opporsi all’ex presidente jugoslavo. In Ucraina e Bielorussia ben 10.000 persone hanno partecipato quotidianamente alle proteste – copie delle dimostrazioni anti-Milsosevic – grazie al training fornito dal gruppo serbo.
Il gruppo dice di aver ben addestrato seguaci in Ucraina e Bielorussia. In Georgia, Ucraina e Bielorussia attivisti anti-governativi “videro ciò che combinammo in Serbia e ci contattarono per un professional training”. L’hanno scorso il pugno serrato dell’ Otpor sventolava alto di nuovo sulle bandiere bianche – questa volta in Georgia quando i manifestanti penetrarono in Parlamento con una azione che portò Shevardnadze a capo del governo.
Il mese scorso le autorità di frontiera non permisero l’entrata nel Paese ad Alexsander Maric, membro Otpor e consigliere per l’americana Freedom House preposta alla difesa e sorveglianza dell’ordine democratico. Un gruppo studentesco chiamato Pora stava per intraprendere le stesse strategie dell’Otpor.
James Woolsey della Freedom House ha espresso la sua preoccupazione per l’espulsione di Maric in un comunicato stampa del 14 Ottobre 2004. In tale comunicato si riferisce che questo stesse arrivando dall’Ucraina per partecipare a “un'iniziativa diretta dalla Freedom house, dal National Democratic Insitute e dall’International Republican Insitute per promuovere una partecipazione su base civile al fine di sorvegliare le elezioni presidenziali del 2004 e quelle parlamentari del 2006 in Ucraina. In riferimento a ciò, in una dichiarazione successiva, afferma di sperare che “l’espulsione non sia stata una segno di un'eventuale contrarietà, da parte del governo ucraino, nei confronti di un libero fluire di informazione da una parte all’altra dei confini, la quale sarebbe parte accettata e integrante dei piani volti ad incoraggiare un progresso democratico nelle varie società del mondo”.
Cronologia:
L’Albert Einstein Institution
L’Albert Einstein Institution (AEI) ha svolto negli ultimi anni un ruolo chiave nello sviluppo e nella preparazione di movimenti giovanili, lavorando anche per preparare le condizioni favorevoli per i golpe, diffondendo l’impressione che i regimi fossero profondamente impopolari e destabilizzandoli per mezzo di manifestazioni, mobilitazioni ed azioni simili. Il gruppo fondato dalla Soros Foundation e dal governo statunitense, è diretto dall’ex ufficiale della DIA (Defense Intelligence Agency) Col.Robert Helvey e dal Dr.Sharp dell’Harvard University.
Stando ai resoconti dell’Albert Einstein Institution, il Dr.Gene Sharp(curriculum vitae e profilo) “fonda l’ Albert Einstein Institution nel 1983 per promuovere ricerca, studi tattici e insegnamento dell’uso strategico della lotta nonviolenta dinanzi alla dittatura, alla guerra, al genocidio e all’oppressione”.
Il Dott.Sharp ha ricoperto per circa trent'anni importanti cariche nel mondo della ricerca presso il Centro per gli Affari Internazionali dell’Università di Harvard. I suoi scritti, riguardanti l’uso strategico della nonviolenza per il rovesciamento degli Stati, sono stati tradotti in 27 lingue.
Sharp e soci, fin dalla nascita del gruppo, grazie ai fondi forniti dalla Soros Foundations attraverso il National Endowment of Democracy e altre vie governative, hanno costantemente viaggiato nelle regioni in questione per facilitare le rivoluzioni.
Secondo Sharp, ”se l’obiettivo consiste nel rovesciare una dittatura non è sufficiente un “vogliamo la libertà ”. E’ necessario invece sviluppare una strategia, un “super-piano”, e questo può essere fatto solo riconoscendo le fonti del potere. Queste ultime comprendono: autorità, risorse umane specializzate, il sapere, risorse economiche e materiali, corpi di polizia e truppe.”
Per questo motivo, afferma Sharp, ”ho scritto numerosi libri sulla lotta nonviolenta, per aiutare i popoli oppressi nello sviluppo di veri e propri “superpiani”. Tali libri, fra i quali l’importante “The Politics of Nonviolent Action” sono stati tradotti in 27 lingue: russo, ucraino, estone, lettone, macedone, arabo, birmano (e diverse lingue birmane minori), cinese, coreano, thailandese, come anche in francese, tedesco, spagnolo, italiano e altre lingue europee parlate nelle ex colonie.
Stando ai numerosi rapporti, Helvey è stato il “case officer “ nel golpe in Serbia sostenuto dagli States, coinvolto in simili operazioni in Georgia e inoltre presente sul campo durante il recente golpe in Ucraina (la traduzione in Ucraino di “Dalla Dittatura alla Democrazia”di Sharp è stata da poco annunciata dall’AEI).
Come si legge nel rapporto dell’Albert Einstein Institution relativo agli anni 2000-2004, la sua missione consiste “nello studio e nell’utilizzo strategico dell’azione nonviolenta”.
Numerosi individui ma anche organizzazioni interessate al potenziale della lotta nonviolenta contattano l’Albert Einstein Institution.
Negli ultimi anni sono giunte richieste di informazioni, pareri e consulenze da parte di
Casi di lotta non-violenta si sono verificati anche molto prima e sono stati molto significativi. Di solito l’importanza di queste lotte nel cambiare e nell’incidere sulla storia è stata sminuita o addirittura ignorata. Benché si siano registrati degli insuccessi come in Cina e in Birmania, il fatto che numerosi altri abbiano avuto successo è da tenere in considerazione.
INTERNATIONAL CENTER ON NONVIOLENT CONFLICTS
Il Dr. Peter Ackermann è il presidente e fondatore del centro. Egli è attualmente presidente del consiglio di direzione della Scuola di Legge e Diplomazia della Tufts University, un importante centro di reclutamento, ed è nel consiglio esecutivo dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra. Il Dr. Ackermann è stato anche direttore e fondatore dell’Albert Einstein Institute.
L'ex ufficiale dell’aviazione militare Jack DuVall, è il direttore generale del centro. Come il Dr. Ackermann, DuVall tiene conferenze anche internazionali sull’uso strategico della nonviolenza.
Il vice presidente, Berel Rodal, è l’ex direttore generale del segretariato politico del Dipartimento della Difesa Nazionale canadese.
Tale gruppo di esperti di sicurezza nazionale è stato riunito per predisporre un piano e per studiare le condizioni di sicurezza a cui il candidato vincente avrebbe dovuto sottostare subito dopo la campagna presidenziale del 1988.
Petersen scisse anche il resoconto finale del gruppo “The Diffusion of Power: An Era
Petersen divenne durante tale periodo consigliere di diversi funzionari superiori della Difesa, prestando servizio in vari ruoli anche presso il Sottosegretariato della marina.
PENN,SCHOEN and BERLAND ASSOCIATES
La sua missione consisteva nel diffondere la percezione che il gruppo al potere nel paese preso di mira avesse perso il consenso popolare. Il gruppo cominciò a lavorare in Serbia durante il periodo in cui il suo principale, Mark Penn, era il più influente consigliere politico del presidente Clinton.
Fra i suoi tanti clienti: Siemens, American Express, Eli Lilly, Fleet, Boston Financial, Texano, Bp, Goldman Sachs, Citigroup, ING Group, DeeBeers e KMG.
che noi siamo stati nel difficile ruolo portato avanti nel “backstage” delle
elezioni in Serbia e Zimbabwe, supportando le strategie dei partiti d’opposizione
e organizzando una campagna elettorale che ha permesso loro di destituire un
dittatore, il suo partito e alla fine di cacciarlo dal potere…..
L’introduzione di mordenti tecniche politiche e di comunicazione, tanto
quanto i consigli dei migliori consulenti politici e mediatici, sono armi
potenti quanto gli aeroplani, le bombe e le strategie d’Intelligence
usate in conflitti come quelli del Golfo, in Bosnia, Kosovo e più recentemente in Afghanistan.
Il suo messaggio era semplice ed efficace. Slobodan Milosevic, scampato a quattro guerre, due fra le maggiori rivolte urbane, settantotto giorni di bombardamenti NATO e un decennio di sanzioni internazionali sarebbe stato “completamente vulnerabile” ad un confronto elettorale ben organizzato.
Il segreto strategico, mostrati i risultati elettorali, era l’unità delle forze di opposizione.
Nell’Ottobre del 1999, in un lussuoso Hotel di Budapest, capitale dell’Ungheria, la conferenza istruttiva tenuta da Schoen si rivelò il momento seminale di quella che sarebbe stata una pianificazione accanita per una rivoluzione elettorale che un anno più tardi riuscirà a sconfiggere S.Milosevic.
Tale conferenza segnò anche l’inizio di uno straordinario tentativo da parte degli USA di deporre un capo di Stato straniero, non per mezzo di un’azione segreta del tipo di quelle impiegate dalla CIA in posti come Iran o Guatemala, ma attraverso le moderne strategie di campagna elettorale.
La più efficace carta politica nelle mani di Milosevic era la disorganizzazione e l’ incapacità interna al fronte d’opposizione. Questo consisteva di circa 12 partiti politici, alcuni leader dei quali si conoscevano appena.
All’ordine del giorno una questione principale: un sondaggio elettorale commissionato dalla Penn, Schoen and Berland Associates.
Come sosteneva l’inchiesta , il candidato meglio piazzato nel confronto con Milosevic sarebbe stato un nazionalista serbo di nome Vojislav Kostunic con consensi pari al 49 per cento e dissensi per un solo 29 per cento.
Schoen, che aveva fornito consigli elettorali all’ex primo ministro jugoslavo Milan Panic durante la sua fallimentare campagna per deporre Milosevic, era del parere che solo un’opposizione unita avrebbe potuto deporre Milosevic.
Schoen disse ai delegati: “se accettate un consiglio da tale conferenza, insisto che questo sia rivolto all’unità delle forze di opposizione”
Mark Penn è stato il presidente del gruppo sin dal 1975, anno della sua fondazione. E’ stato sondaggista e consigliere politico del presidente Clinton per la campagna di rielezione del 1996 e durante tutto il secondo mandato, compreso il periodo in cui diresse la campagna elettorale serba facendo cadere Milosevic. La sua influenza nell’ amministrazione Clinton fu tale che il Washington Post lo definì “il più potente uomo di cui tu abbia mai sentito parlare a Washington.”
Stando al sito della Società, Penn ha aiutato quindici presidenti esteri in America latina, Estremo oriente ed Europa.
Doug Schoen è un socio fondatore e un importante stratega.
Stando a quanto afferma la Società, Schoen, per tutti gli ultimi vent’anni,
Inoltre è stato ricercatore e consulente strategico per il presidente Clinton durante la rielezione nel 1996. A lui è stato attribuito il messaggio che portò al successo il presidente tra il 1994 e il 1996.
Alan Fleishmann, che dirige gli uffici dell’azienda , è considerato un esperto in comunicazione strategica. Ha prestato servizio nel settore pubblico e privato, specializzandosi in
Chi è il Col. Bob Helvey?
Secondo i suoi racconti, Helvey ha iniziato con la “nonviolenza strategica” dopo aver preso atto dei fallimenti conseguiti con l’utilizzo di approcci militari per destituire dittatori e per far cadere regimi, specialmente in Myanmar ( meglio conosciuta come Birmania). In un intervista del 29 gennaio 2001, con Steve Yorke a Belgrado, Helvey spiega:
La mia carriera era quella di un soldato professionista. Uno dei miei ultimi compiti fu quello di addetto militare all’ambasciata di Rangoon (Myanmar). Nei due anni vissuti a Rangoon, e viaggiando per il paese, ebbi l'opportunità di vedere in prima persona cosa succede quando la popolazione è oppressa al punto da vivere in un clima di completo terrore.
La mancanza di una prospettiva e di un futuro migliore aveva portato la gente a lottare per la democrazia, ma si trattava di una lotta armata, condotta nelle zone periferiche del paese e nelle regioni di confine. Era molto chiaro che quella forma di lotta non avrebbe mai avuto successo.
Così, quando tornai negli USA, continuai a pensare alla Birmania. Lì c’era un popolo che desiderava realmente la democrazia, aspirava veramente a riforme politiche, ma l’unico modo che avevano per lottare era con le armi. E questo non sarebbe certo stato l’inizio di qualcosa, o un primo passo. Cera una sensazione d'impotenza, di vera e propria incapacità.
Un giorno fui selezionato come ricercatore senior all’Harvard Center for International Affairs, prendendo parte ad una riunione sul “Program for Nonviolent Sanctions” (Programma per sanzioni nonviolente).
A quella riunione partecipava anche il Dott. Gene Sharp, che introdusse il seminario dicendo: “Lo sforzo della lotta strategica nonviolenta si concentra sul potere politico. Come impossessarsene e come tenerlo fuori dalle mani degli altri.” Pensai: “Caspita, questo sta parlando la mia lingua”. Perché, sapete, è questo a cui mira anche la lotta armata. M'interessai subito a questo approccio, perchè mi resi conto che avrebbe potuto offrire qualche opportunità per i birmani.
Alla domanda: "Come è stato invece coinvolto nelle operazioni in Serbia? ", Helvey rispose:
Avevo svolto dei lavori presso il confine thailandese-birmano con l’International Republican Institute. Pertanto, quando si misero alla ricerca di una persona che presentasse informazioni sulla lotta strategica nonviolenta ad un gruppo serbo, chiamarono me.
L’Albert Einstein Institution enfatizza ripetutamente il ruolo del col. Helvey nel preparare l’opposizione birmana, e diverse sono le pagine sul sito web del gruppo che evidenziano il lavoro svolto sul posto. A tale proposito appaiono significativi gli scritti dell’Albert Einstein, ripetutamente tradotti non solo in birmano, ma anche nel dialetto karen, chin, mon, jingphaw e in altre lingue e dialetti di minoranze etniche presenti nel paese.
La “Drug Intelligence Brief: Birmania; Notizie sul Paese”, preparato dalla DEA nel 2002, spiega:
I gruppi armati delle minoranza etniche, in conflitto per decenni con il GOB (governo della Birmania), controllano le coltivazioni, la produzione e il traffico di oppio ed eroina in tutto il paese. I trafficanti di droga, infatti, sono quasi tutti ribelli, in guerra con il GOB e anche tra di loro.
Una nota speciale è necessaria per Bo Mya e il suo gruppo Karen, del quale il col. Helvey è stato consulente per anni. Bo Mya, ora a riposo, ha ammesso di aver avuto incontri con il capo della droga birmano, Khun Sa. Lo stesso Khun Sa ha detto di essere stato contattato per un fallito tentativo di costruire corridoi per l’oppio e per l’eroina tra la Thailandia e la Birmania. (Bo Mya ha negato il suo coinvolgimento nel traffico di droga come accusa il governo del Myanmar).
Secondo le dichiarazioni di Khun Sa, che sono poi diventate famose grazie all’invesitgatore “Missing in Action” dell’esercito degli Stati Uniti, “Bo” Gritz, il suo traffico d’oppio si svolse sotto la coordinazione di Richard Armitage, l’attuale Sottosegretario di Stato (vedere le referenze qui, qui e qui).
Mentre rimangono sconosciute le relazioni del col. Helvey con l’ex vice direttore della CIA, Theodore Shackley, che fu accusato da molti di dirigere il traffico di narcotici, tali rapporti comunque conferiscono qualche credibilità alle voci secondo le quali organizzazioni del narcotraffico abbiano avuto un ruolo rilevante nei golpe dei Balcani, e ora in Ucraina, terra che rappresenta un importante rotta per introdurre l’eroina del Sud-est asiatico nell’Europa Occidentale.
Operazioni Myanmar
Il colonnello Kyaw Thein era chiaramente deluso riguardo il nostro incontro di lavoro sulla strategia di lotta non violenta tenuto lungo il confine thailandese-birmano. In una conferenza stampa del settembre 1996 a Rangoon, il portavoce della dittatura militare accusava mercenari e stranieri impegnati in un tentativo volto a “sconvolgere la pace e la tranquillità” in Birmania – come se spargere tortura, lavoro forzato e altre atrocità costituisse la “pace”. L’ufficiale militare era alquanto irritato dalla crescita senza precedenti di un fenomeno globale: quello della cooperazione e dell'assistenza diretta e transnazionale tra organizzazioni non governative e pro-democratiche nel mondo, in questo caso in Birmania. L’operato dell’Albert Einstein Institution per mezzo della lotta non violenta è solo un esempio di un fenomeno in crescita che opera dietro la maschera dei diritti umani e degli sforzi umanitari.
Il corso del maggio 1992 tenuto in Birmania presso il quartier generale dell’opposizione a Mannerplaw fu alquanto ben recepito. Infatti, quando i più importanti gruppi di opposizione birmana formarono nell’agosto del 1992 un “ombrello” di organizzazioni come ad esempio il National Council of the Union of Burma, crearono anche il Political Defiance Committee per istruire attivisti nell’organizzazione di lotte strategiche non violente all’interno della Birmania (“political defiance” è il termine adottato in Birmania per indicare la lotta non violenta). I leader più anziani richiesero a Helvey e all’Albert Einstein corsi formativi supplementari.
Un articolo di Gene Sharp della primavera del 1992 pubblicato in “Nonviolent Sanctions” intitolato “Exploring nonviolent struggle in Thailand and Burma” e disponibile sul sito dell’Albert Einstein Institution descrive il loro ruolo in Myanmar ed i particolare il ruolo del col. Helvey:
Gene Sharp ha viaggiato in Thailandia e Birmania dal 20 ottobre all’ 8 novembre 1992 in seguito a due inviti. L’ American Friends of Democracy in Birmania (con sede in Alexandria, Virginia) gli chiese aiuto per valutare un corso sulla disobbedienza politica che era stato tenuto da Helvey a Mannerplaw per l’ “Alleanza Democratica Birmana”
“Dopo due giorni di permanenza a Bangkok, mi recai a Mannerplaw in un campo base dell’opposizione democratica birmana lungo il confine Thailandia-Birmania… durante i miei quattro giorni a Mannerplaw ho partecipato a diversi incontri e discussioni sulla lotta nonviolenta (o come lì è più spesso chiamata Political Defiance). Erano spesso presenti anche altri ufficiali politici, militari e leader del “Fronte Democratico” studentesco della Birmania, la National League for Democracy, la Karen Youth Organization Leadership Seminar, la Democratic Alliance of Burma, e il Political Defiance Committee.”
Robert Helvey, colonnello congedato dall’esercito americano e conoscitore della Birmania iniziò a Mannerplaw la scorsa primavera a impartire un corso sulla political defiance ai vari gruppi. Lo scopo di tale corso intensivo era il conseguimento di una conoscenza di base sulle tecniche di lotta non violenta.
Alla fine del corso, i partecipanti avrebbero dovuto apprendere le tecniche su cui è basata la political defiance e anche aver maturato una conoscenza delle dinamiche che regolano lo scontro con un regime repressivo, i meccanismi di passaggio di regime e i principi strategici da attuare nella “nonviolent struggle”.
Il Peace Magazine, nel numero di Aprile/Giugno del 2003, contiene ulteriori dettagli sulla carriera di Helvey, in un articolo che lo incensa, dal titolo “Robert Helvey’s expert political defiance”.
Dal 1983 al 1985 è stato a Rangoon addetto d’ambasciata dell’esercito americano, dove è rimasto costernato dall’inutilità della resistenza armata alla dittatura brutale in Birmania. Tale lotta armata si è protratta senza successo per oltre due decenni.
Dopo il congedo dall’ esercito nel 1991, Helvey tenne un discorso a Washington usando la capacità di persuasione tipica di Sharp ed aggiungendone di sua. Un individuo fra il pubblico si offrì di pagargli il viaggio per la Birmania così da diffondere il suo messaggio. Con tali fondi Helvey tra il 1992 e il 1998 fece 15 viaggi per incontrarsi con più di cinquecento membri del National Council Union Of Burma .Helvey tenne otto corsi, ciascuno della durata di sei settimane, cercando di creare un clima confidenziale, individuare i punti deboli del regime e creare gruppi di pressione.
Molti fra i presenti ai corsi di Helvey erano stati ufficiali nei gruppi armati di resistenza per molti anni ed erano scettici riguardo la strategia nonviolenta. Per esempio Auun Nang Oo,ora ricercatore presso la Kennedy School of Nonviolence di Harvard rimase alquanto stupefatto che un militare in carriera potesse sostenere tali teorie. Un altro scettico era Bo Mya, leader dei Karen, la più grande minoranza della Nazione. Sin dall’inizio lo si è sentito brontolare e sbuffare “di non essere interessato a lavorare da codardo.” Allo scopo di smuovere tali opinioni e pregiudizi Helvey coniò il termine assai più convenevole ad un militare: Political Defiance (disobbedienza politica) grazie alla quale riuscì a convincere Bo Mya che arrivò persino a chiedergli di addestrare un numero più alto di leader.
Anche il Governo del Myanmar ha commentato la carriera di Helvey. Per esempio in una conferenza stampa del 27 Giugno 1997 intitolata “Come alcune forze occidentali hanno contribuito e favorito il terrorismo perpetrato da certe organizzazioni che operano dietro la maschera della democrazia e dei diritti umani fornendo assistenza e denaro.” In quell’occasione il Lt-Gen. Khin Nyunt, a quel tempo segretario del State Law and Order Restoration Council of Myanmar, a proposito di Helvey disse:
Fu nominato addetto militare all’ambasciata americana in Myanmar dal 1982 al 1984 con il grado di colonnello. Al termine dell’ incarico tornò a casa, si congedò dall’esercito e ritornò lungo il confine thailandese-birmano. E' attualmente consigliere militare per il KNU, il KNPP e per il Democratic Party for a New Society ed è così che manipola in vari modi e addestra militarmente i diversi gruppi armati.
Il New Light of Myanmar, quotidiano del governo del Myanmar, nel numero del 4 Febbraio 1995, ha trattato anche i legami di Helvey con i gruppi ribelli che lavorano per Kung Sa, il principale riferimento e punto di snodo nel mercato dell’oppio.
Un’altra strategia del NCUB (National Coalition Union of Burma) è stata la creazione del Political Defiance Commitee, il cui obiettivo consisteva in azioni sovversive di ogni sorta per fare in modo che il governo perdesse i consensi della gente e ogni forma di rispetto nei suoi confronti. Lo scopo da perseguire era quello di fomentare tumulti, disordini e agitazioni in tutto il paese, mettersi in contatto con i ribelli e distribuire volantini e manuali sovversivi. In ultimo far esplodere bombe nei comuni, sconvolgendo la pace e la tranquillità.
Coloro che si impegnarono nel training in attività di political defiance(PD) furono Robert Helvey e Gene Sharp. E’ noto che durante i 3 anni in cui si protraevano e si moltiplicavano gli inviti e gli appelli per un ritorno alla pace, il KNU si impegnava nell’indebolire l’interessamento e l’attenzione della gente.
Il KNU di Bo Mya invitò il Lt-Col Law Wadi e il Lt-Col Saw Isaac a Homein Camp dal 10 al 12 aprile 1994, per convincere il signore della guerra Khun Sa a una cooperazione tra KNU e MTA. Lo scopo era quello di preparare campi minati, costruire armi , fornire munizioni e informazioni su altre operazioni economiche.
Il golpe post-moderno e l’accuratamente preparata Rivoluzione colorata negli USA
Risorse Esterne
Albert Einstein Institution
Per il raggiungimento dei suoi obiettivi, l’istituto supporta la realizzazione di programmi di ricerca, offrendo consulenze ai gruppi di resistenza e pro-democratici (ad esempio ai gruppi in Birmania,Thailandia,Tibet, Lituania, Estonia, Bielorussia, Serbia e Territori occupati). Lavora per pubblicizzare l’efficacia ed il potenziale della lotta non violenta per mezzo di materiale divulgativo, analisi, vasti programmi di traduzione di materiale informativo.
Finanziamenti
Dal 2000 al 2004 ha ricevuto finanziamenti dalle seguenti fondazioni:
Resoconto delle sue attività 2000 2004 (pdf)
Dal 1993 al 1999 ha ricevuto finanziamenti dai seguenti istituti o fondazioni:
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Direttorio 2000 [3]
Direttori del passato
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Staff 2000 [5]
Staff del passato
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Consiglieri del passato
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The Albert Einstein Institution
427 Newbury Street
Boston, MA 02115
USA
Phone: USA +617-247-4882
Fax: USA +617-247-4035
E-mail: einstein AT igc.org
Web: http://www.aeinstein.org
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Risorse e Articoli
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Una delle cose che più mi colpirono appena arrivato in Olanda fu lo straordinario schieramento di enti morali e di beneficenza nelle strade. Ragazzi vestiti con giubbe fluorescenti e pronti a spiegare fin nei minimi particolari le straordinarie opere di carità sostenute dalle loro associazioni, invitavano i passanti a versare l'obolo in contenitori dedicati, vuoi per animali maltrattati, vuoi per lebbrosi e appestati vari, vuoi per bambini-soldato impiegati dagli eserciti in qualche parte di mondo particolarmente sfortunato.
A casa, durante il giorno, era un continuo scampanellio. Gente di ogni età accorreva numerosa per chiedere il mio aiuto. In televisione un buon 20% delle inserzioni pubblicitarie era sfruttato dagli stessi enti. Per molto tempo non ho fatto altro che chiedermi come mai. Fino ad allora non avevo mai sentito parlare degli olandesi come di persone particolarmente dedite alla beneficenza.
Sennonchè un giorno lessi un interessante articolo pubblicato dal settimanale Economy (Mondadori Editore), che informava i lettori sui trucchi legali per pagare meno tasse. A pagina 15, sotto il titolo "la beneficenza" l'articolo recitava così: "Gli utili devoluti in beneficenza sono detassati. Per fondare un "ente morale" in paesi comunitari come Olanda e Lussemburgo bastano poche ore e spesso non occorre provare di avere svolto effettivamente attività filantropiche. L'importante è che la contabilità dell'ente morale risulti sempre in pareggio, magari per via di consulenze pagate al donatore".
Una volta stabilito che sia l'evasore che l'elusore sono dei criminali, e che insegnare a delinquere meglio dovrebbe essere (anzi, è) vietato dalla legge, uno smette finalmente di farsi domande. La mente gli s'illumina, il corpo corre veloce. Insomma capisce tutto. A volte succede anche a quelli lenti.
Due anni fa, in occasione dei campionati del mondo di calcio, un gruppo di donne olandesi unì le forze per combattere gli uomini. Stufe dell'ossessione dei loro partner per il football, dichiararono infatti che era arrivato il momento di sbarazzarsi dei mondiali una volta per sempre. "Le donne" dissero, "sono minacciate di essere travolte da una nube di testosterone arancione di follia calcistica... questo deve finire. Qui e subito. Siamo andati troppo oltre. Non possiamo più restare in silenzio".
In pratica era un invito rivolto a tutte le donne perché prendessero il controllo del telecomando della tv, si rifiutassero di lavare le maglie arancioni degli uomini e li costringessero a servir loro la colazione a letto.
Essendo ormai prossimi ai campionati europei uno si aspetterebbe il ripristino della simpatica iniziativa. Invece niente da fare. Le donne sembrano scoraggiate dall'esperienza di due anni fa, quando gli uomini continuarono ad indossare le loro puzzolenti maglie arancioni per tutto il torneo e non caddero in tentazione sulla faccenda della colazione a letto.
Uomini duri e insensibili, questi. E pensare che portare la colazione a letto è così bello...
Era nata a Francoforte sul Meno, in Germania, il 12 giugno 1929, seconda figlia di Otto Frank ed Edith Hollander. Sua madre proveniva da una famiglia di patrioti tedeschi, che avevano attivamente partecipato alla prima guerra mondiale. In quel tempo, però, queste cose venivano facilmente dimenticate. Per sfuggire alla persecuzione nazista, infatti, tutta la famiglia era stata costretta a trasferirsi ad Amsterdam, illudendosi che ciò sarebbe stato sufficiente per salvarsi.
Ma le cose andarono nel modo sbagliato e dopo l'occupazione tedesca, all'età di 13 anni, Anne era stata costretta a rifugiarsi in un piccolo spazio a due piani sotto i locali della compagnia in cui lavorava suo padre. Insieme a lei c'erano i suoi genitori, sua sorella Margot, un dentista ebreo e i coniugi Van Daan con il loro figlio Peter.
In quel posto vissero dal 9 luglio 1942 al 4 agosto 1944, e Anne vi scrisse, con un considerevole talento, un diario personale. Fino a quando, in seguito alla soffiata di un informatore olandese, furono tutti imprigionati dai tedeschi e internati nel campo di concentramento di Auschwitz.
Anne e sua sorella morirono di tifo a Bergen-Belsen nel marzo 1945. Solo suo padre sopravvisse ai campi di concentramento, morendo nel 1980. Il diario di Anne è stato finora pubblicato in 55 lingue e la sua copia originale è custodita in quello che fu per due anni il suo nascondiglio. Oggi è un museo. Citazioni del diario, documenti storici, filmati dell'epoca, fotografie e oggetti personali possono aiutare i visitatori a capire gli eventi avvenuti in quella casa. Si trova in Prinsengracht 263.