Beh sì, lascio per un paio di settimane quest'Olanda gaudente e ottimista, sperando di ritrovarla depressa dopo la fine degli Europei di calcio.
Stasera caricherò di viveri e mutande la mia Kangoo, durante la notte farò strani sogni come faccio sempre prima di una partenza, e poi domani via, migliaia di chilometri attraverso la Germania, l'Austria e alcune prefissate mete italiche.
Scopo del viaggio: non lo so. Intanto vado. Ci si sente a luglio.
Sabato 28, alle ore 18, presenterò "Tutto deve crollare" alla libreria "La Rinascita" di Ascoli Piceno. In compagnia di chi ancora non lo so.
Se ti trovi nei paraggi approfittane, che offro da bere. Se invece non puoi cicca cicca, tanto il vino finisce.
Ieri mi telefona un tipo che, dice lui, c'ha un blog importante. Si chiama così e così, dice, e dopo aver letto "Tutto deve crollare" ha sentito il bisogno di parlarne con l'autore. Quando mi succede, dice, c'è da star sicuri che si sta parlando di qualcosa di buono. Cazzo, dico, va bene.
Pensi che il tuo romanzo sia bello? chiede lui.
Boh, e chi lo sa, rispondo io.
Grazie, dice lui. L'intervista la pubblico domani.
Poi cinque secondi di silenzio. Poi clic.
Che mi abbia preso per il culo?
Di Davide Nota ho già avuto modo di parlarvi, quindi non aggiungo altro.
E' di questi giorni un suo intervento sul tema della "poesia italiana contemporanea" e del suo stato di "separazione" dal pluricosmo della "cultura" tout court.
Il pezzo s'intitola "Critica della separazione", a riprendere un'opera cinematografica, e filosofica, di Guy Debord.
Uscito originariamente sul numero 50 del trimestrale di poesia, critica e letteratura ATELIER, può essere letto, per gentile concessione dei suoi redattori, sul portale di poesia e realtà "La Gru".
Più precisamente qui.