Tutto deve crollare

l'universo è di vetro
mercoledì, 29 ottobre 2008

PREVENIAMO LE INFILTRAZIONI

Oggi gli scontri a Roma fra manifestanti. Ieri questa lettera del poeta Davide Nota agli studenti delle scuole superiori e delle università.
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martedì, 28 ottobre 2008

FINIRA' MAI?

Finirà mai questa continua reiterazione delle colpe di Saviano e degli appetiti commerciali che ruotano intorno al suo libro e alla sua figura?

L'ennesima ciancia dell'intellettuale napoletano sfigato la trovate qui.

A me cadono le braccia per lo sconforto e non dico niente.
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lunedì, 27 ottobre 2008

TUTTO DEVE CROLLARE: LA COLONNA SONORA

Sono un hardcore-punk. A guardarmi si potrebbe nutrire qualche dubbio, ma a tirarmi fuori il cuore invece no. Inevitabile che fra le righe del romanzo salti fuori ogni tanto la musica che più mi ha tenuto in vita finora. La scena è questa:

Black Flag - Damaged
Dead Kennedys - Fresh fruit for rotting vegetables
M. D. C. - Millions of Dead Cops
Minor Threat - Out of Step
Slapshot - Back on the Map
Circle Jerks - Group Sex
Bad Brains - Rock for Light
Crucifix - Dehumanization

Poi a un tratto il migliore di tutti:
Nick Drake - Five Leaves Left.

Per chi non avesse idea di cosa si tratti, qualche video potrebbe risultare interessante. Ad esempio questo.

 
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venerdì, 24 ottobre 2008

SU QUELLA COSA CHIAMATA GENOVA, SETTE ANNI DOPO

Uno è magari portato a credere che sia tutto finito, invece no. Si lotta sempre. Il punto sui processi è questo:

27 ottobre - Processo De Gennaro.
Udienza preliminare che deciderà se dovranno essere processati l'ex questore di Genova Francesco Colucci per falsa testimonianza nel processo Diaz e l'ex capo della polizia De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Nel corso delle indagini sulla sparizione delle bottiglie molotov, il telefono dell'allora capo della Digos genovese Spartaco Mortola (imputato nel processo Diaz) fu messo sotto controllo: in una telefonata Colucci affermò di aver "aggiustato" la propria testimonianza, come voleva il "capo".

28 ottobre - Processo Manin.
Prossima udienza del processo contro quattro poliziotti accusati di falso, calunnia e abuso d'ufficio. E' prevista la testimonianza di uno dei due ragazzi spagnoli arrestati in Piazza Manin.

7 novembre - Sentenza Diaz.
Lo scorso 17 ottobre gli avvocati della difesa hanno terminato le proprie arringhe. Fissate al 30 ottobre le repliche dei PM e al 6 novembre quelle della difesa.
29 poliziotti imputati, fra cui esponenti dei vertici della polizia italiana, rispondono dei reati di lesioni, abuso d'ufficio, falso, calunnia, danneggiamento e furto. Le pene richieste ammontano complessivamente a 110 anni di carcere.

12 novembre - Processo Canterini.
Nella prossima udienza sarà ascoltato l'ultimo teste della difesa. Il 3 dicembre si terrà la discussione finale. Vincenzo Canterini, comandante del reparto anti-sommossa che fece irruzione alla scuola Diaz e anche imputato in quel processo, è accusato di aver spruzzato (durante le manifestazioni del venerdi) gas urticante in faccia a quattro persone. Due di loro erano avvocati e la scena è stata filmata.

17 novembre - Processo Savonarola.
Prossima udienza nel processo contro un ragazzo francese accusato di resistenza nei confronti degli agenti appartenenti al VII nucleo del reparto sperimentale anti-sommossa. La difesa ha dimostrato attraverso i video che il verbale della polizia è falso. Il reato di falso degli agenti che lo hanno arrestato sarà prescritto a breve, ma i poliziotti potrebbero essere indagati per falsa testimonianza in questo processo.

10 dicembre - Processo Perugini.
Il 16 ottobre scorso le arringhe dell'accusa e delle parti civili.
Perugini (ex numero 2 della Digos genovese, già condannato a 2 anni e 4 mesi nel processo per i fatti di Bolzaneto) e altri quattro agenti Digos sono accusati di falso, calunnia e abuso d'ufficio per l'arresto illegale di cinque manifestanti e un fotografo. In un famoso video si vede Perugini che tenta di sferrare un calcio in faccia ad un ragazzo minorenne, poi ritratto con un occhio orribilmente tumefatto. Il processo non riguarda tuttavia le lesioni, in quanto il giovane, parte offesa per l'arresto illegale, ha accettato un risarcimento extragiudiziale. Il PM ha chiesto 2 anni e 3 mesi per Perugini e Del Giacco, 1 anno e 8 mesi per Raschellà e Mantovani, e 2 anni e 1 mese per Pinzone, accusato anche di aver minacciato con una pistola una delle persone arrestate nel tragitto verso la caserma di Bolzaneto. La difesa discuterà il 10 dicembre e la sentenza potrebbe essere pronunciata il giorno stesso.


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giovedì, 23 ottobre 2008

INTERESSANTE

Questa intervista all'ex Presidente Cossiga è apparsa oggi sui quotidiani del gruppo I Poligrafici (Il giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione). Divertente, no?

PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

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mercoledì, 22 ottobre 2008

NULLA SARA' PIU' COME PRIMA

Il 25 e 26 ottobre prossimi si terrà a Chianciano, presso l'Hotel Sole, in via delle rose, un incontro  promosso da Marino Badiale e Massimo Bontempelli.
Avendo invitato all'astensione in occasione delle recenti elezioni politiche, essi sono tra coloro che hanno causato l'affossamento della cosiddetta "sinistra radicale".

Nel corso dell'incontro si discuterà di come costruire un'opposizione che sia al contempo democratica e rivoluzionaria. Un'opposizione che sappia cioè tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di là della soglia dell'esclusione sociale. Che si schieri con tutte quelle comunità locali che tenderanno ad auto-difendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porterà ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita. Che sappia difendere lo stesso ordinamento costituzionale-democratico e la sua assoluta laicità.

Perché una cosa è certa. Un'opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità. Gli obiettivi devono essere altri: rivendicare un'alternativa di sistema, un sistema che non sia più fondato sulla mistificazione dello "sviluppo" né appeso come un impiccato alla corda della "crescita del PIL", che subordini l'economia ai valori etici non negoziabili quali la libertà, l'uguaglianza e la fratellanza, che faccia della tutela dell'ambiente l'imperativo categorico dell'azione di ogni governo, e della più ampia democrazia partecipativa la stella polare dello Stato e il limite invalicabile della sua azione.

Ora, come ben sapete, non sono un estimatore della democrazia, delle istituzioni e dello Stato, ma ogni fermento rivoluzionario nutre il mio bisogno primario di opposizione. Voglio dire: faccio fatica a guardarmi allo specchio mentre copio-incollo qui sotto l'appello dei promotori, però lo faccio. I tempi sono quelli che sono. E non aggiungo altro. Ed ecco qua:


Nelle prossime settimane vedremo se gli imponenti piani di salvataggio del sistema bancario adottati dai governi di Stati Uniti ed Unione Europea eviteranno il  collasso dell’economia mondiale, ovvero l’esorcizzata nuova "grande depressione".

Ove le eccezionali misure adottate non sortissero gli effetti sperati, se il fuggi fuggi dalle borse e dalle banche continuasse, se i titoli azionari continuassero a precipitare, gli effetti sarebbero drammatici. Essendosi gli Stati sobbarcati i costi colossali della catena di fallimenti bancari (con conseguente smisurato aumento del debito pubblico), una depressione economica trascinerebbe gli stati stessi, USA in primis, in una bancarotta a catena destinata a far sprofondare il capitalismo sull’orlo di una vera e propria catastrofe sistemica. Ognuno può immaginare con quali conseguenze sociali, politiche e istituzionali: disoccupazione di massa, pauperismo, fine del modello sociale consumistico, violenti conflitti sociali, radicali svolte politiche, escalation delle tensioni internazionali e nuove guerre.

Tuttavia, anche ove l’economia capitalistica riuscisse ad evitare questo collasso, appare chiaro come il tracollo dei mercati finanziari abbia prodotto ferite gravissime e causato uno scombussolamento sistemico di lungo periodo.

Anzitutto si chiude un ciclo storico, quello del cosiddetto "neoliberismo". Il ritorno sulla scena  degli Stati, non più solo come garanti di ultima istanza, bensì come proprietari del sistema bancario e creditizio, simboleggia il clamoroso fallimento di un modello di capitalismo fondato sul dogma per cui la ricerca del massimo profitto da parte dell’impresa privata in un mercato senza regole,  sia  la migliore, anzi l’unica, forza motrice della crescita costante e diffusa del benessere sociale.

La fine di questo dogma mercatista creerà le condizioni per una vera svolta di paradigma. L’umanità è obbligata ad interrogarsi sul suo futuro, a domandarsi se siano sufficienti cure keynesiane e quindi il modello di "capitalismo sociale di mercato", oppure se non sia necessario un sistema radicalmente alternativo a quello capitalistico. Chiunque non abbia smarrito il lume della ragione e non abbia le mani in pasta con questo traballante sistema capisce che bisogna ripensare radicalmente categorie come "crescita" e "sviluppo economico"; ridefinire l’idea stessa di ricchezza sociale, in cosa essa consista, e quali siano i parametri per misurarla. Che occorre insomma, di contro a partiti politici ridotti a comitati d’affari di questa o quella consorteria capitalistica, rimettere la politica, ovvero il bene comune, al posto di comando.

Questo nei tempi medio-lunghi. Nell’immediato l’adozione di misure nazionalizzatrici tanto ingenti muterà la strutturazione del capitalismo, deciderà quali pezzi di capitalismo saranno fatti fuori e quali invece emergeranno come vincenti. Sancirà infine, su scala planetaria, una diversa gerarchia degli stati e dei popoli, mentre nei singoli paesi degli strati e delle classi sociali.

Il fatto che lo tsunami finanziario abbia travolto anzitutto gli Stati Uniti, quello che tra i capitalismi si dimostra come il più malato di tutti, ci dice che non sarà facile per questo paese conservare il suo predominio imperiale. Molti analisti convergono nel dire che la crisi economica nordamericana è strutturale, che la gran parte dei cittadini statunitensi conoscerà un serio abbassamento dei livelli di vita, che milioni di cittadini precipiteranno nel pauperismo. Questo non produrrà soltanto nuove e inedite tensioni interne, renderà molto difficile agli USA mantenere la sua micidiale ma costosissima macchina bellica. Se poi i capitali non affluissero più negli Stati Uniti come è stato finora, se il dollaro perdesse il suo ruolo di moneta globale, essi si troverebbero a rinunciare ai vantaggi colossali che il resto del mondo gli concede come "signoraggio". La prossima amministrazione americana dovrà quindi decidere: spartire la torta o combattere con ogni mezzo per tenerla tutta? Accettare il proprio ridimensionamento in un nuovo ordine multipolare o ricorrere alla forza per confermare il proprio dominio imperiale?

L’Europa, proprio a causa dei suoi inscindibili legami economici con gli USA, proprio per i costosissimi piani di salvataggio adottati, è destinata ad entrare in un periodo di turbolenze sociali, politiche e istituzionali. I settori sociali più deboli saranno quelli che dovranno pagare i costi sia della crisi che dei piani d’emergenza adottati. La maggioranza dei cittadini sarà più povera, mentre una minoranza concentrerà nelle sue mani ulteriore capitale e ricchezza. Ciò non causerà soltanto aspri e inediti conflitti sociali ma pure crisi e fratturazioni politiche che metteranno a durissima prova non solo i governi, ma pure l’assetto istituzionale bipolare. Gli attuali equilibri istituzionali potrebbero saltare, anche a causa del fatto che i cittadini cercheranno nuove vie di partecipazione e altre forme di rappresentanza.

DI QUESTO VORREMMO DISCUTERE ALL’INCONTRO DI CHIANCIANO, NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL TERREMOTO FINANZIARIO NON INFICIA MA CONFERMA LO SPIRITO CHE CI HA MOSSO IN QUESTI MESI, E RAFFORZA LA VOLONTÀ DI CHI CON NOI VUOLE USCIRE DAI VECCHI RECINTI PER AVVIARE UN PERCORSO ANTICAPITALISTA RADICALMENTE NUOVO, QUANTO SERIAMENTE FONDATO.

Per informazioni sui costi, ed eventualmente partecipare, scrivere a:
mi-astengo@tiscali.it


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sabato, 18 ottobre 2008

ECCOMI QUA

Nell'autunno del 2005 feci la mia prima presentazione alla libreria Rinascita di Ascoli. Il libro era "La città è quieta... ombre parlano", un romanzetto di stampo autobiografico che girava intorno alle mie vicende nell'hardcore punk. Un po' mi girava la testa, avevo paura che non venisse nessuno. Un amico studiò bene la situazione e mi regalò "Le umiliazioni non finiscono mai" un progetto curato da Robin Robertson. Il risvolto di copertina era incoraggiante. C'era scritto: "Credete che la vita di uno scrittore sia sempre un carosello di feste eleganti, un susseguirsi di cerimonie di premiazione e di presentazioni trionfali in sale che traboccano di lettori appassionati e fedeli? Se credete questo, in parte vi sbagliate: la dura realtà, talvolta, riserva a poeti laureati e grandi romanzieri brucianti, inconfessabili umiliazioni".
Era confortante venire a sapere che anche Irvine Welsh, Jonathan Coe, Chuck Palahniuk, Roddy Doyle e un mucchio di altra brava gente avevano dovuto subire esperienze umilianti, come presentazioni andate completamente deserte o condivise da una sola persona.

In realtà la prima volta per me andò benissimo, ma sapete che vi dico? Era facile, giocavo in casa. Ieri invece è stata un'altra storia, molto intima, ma tutto sommato più bella del solito. Eravamo una quindicina. Forse una sporca dozzina. Ma queste sono stupidaggini. L'importante non è stato il numero degli intervenuti, ma come si muovevano gli occhi delle persone. Alcuni avevano già scaricato il romanzo dal sito di Vibrisselibri. Mostravano un interesse autentico, e mica è così facile che la gente perda il suo tempo dietro alle cose scritte. Quando poi queste cose sono le tue, quasi finisci per dare un senso ai giorni che ci hai dedicato. Con Gaja abbiamo messo su una specie di teatrino in più occasioni. Abbiamo riso, dialogato e letto. La cosa più interessante è che alla traduttrice Karoline Heybroek, tra il pubblico, sia venuta voglia di tradurre il romanzo in Dutch. Stai a vedere, mi dico, che finirà con l'essere pubblicato in Olanda e in Italia no. A pensarci bene mi piacerebbe.

Non mi resta che ringraziare Marina Warners, per l'occasione che mi ha concesso; Gaja Cenciarelli, per essere venuta da Roma solo per me; Alessandra Galetta e la sua amica per la chiacchierata post presentazione. E naturalmente tutti coloro che sono intervenuti. Mi è piaciuto esserci. A risentirci presto.
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giovedì, 16 ottobre 2008

TUTTO DEVE CROLLARE AD AMSTERDAM

Lo so che molti di voi sono troppo lontani per poter intervenire, però Amsterdam ha il suo fascino. Certo non è Andria, non è Ascoli Piceno, ma è pur sempre una bella cittadina. Dunque perché non prendere un aereo e farmi una bella sorpresa?

Domani, alle ore 20, alla libreria Bonardi, c'è questo.
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mercoledì, 15 ottobre 2008

UNA GIORNATA PER LO SBATTEZZO

Io mi sono sbattezzato nel 1993. Se anche voi avete pensato di farlo, se non volete più essere considerati dallo Stato sudditi della Chiesa, obbedienti e sottomessi alle gerarchie ecclesiastiche, allora leggete qui.
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martedì, 14 ottobre 2008

OPINIONI

Sono appena tornato a casa. Giusto il tempo per segnalarvi una recensione di NeroMarche apparsa su Carmilla la scorsa settimana.

Poi un curioso argomentare, in una lingua non facile, sulla prima metà di Tutto deve crollare (tra frustrazioni di autore non pubblicato, acredini quasi amorose verso Giulio Mozzi e originale giudizio sul lessico), andato in onda su Lo sguardo della luna, un blog che cancella i propri post dopo averli pubblicati, e che dunque vi copio-incollo qui sotto:

Ora vorrei parlare un po’ di un mezzo libro che ho letto, dico proprio che ne ho letta la prima parte, un po’ di tempo fa, e forse tra un po’troverò il tempo di leggere la seconda parte. Il libro ha per titolo Tutto deve crollare di Carlo Cannella, è in rete per le vibrisse libri, quella di cotanto impegno di un Certo Giulio Mozzi. Ricordo che lessi un racconto del Signor Mozzi uscito molti anni fa sulla rivista: il racconto, mi congeda la battuta confidenziale ma ancora sto “aspettando”. Questi giovani ragazuoli che si dicono bravi tra di loro in omaggio in fondo di un’editoria che vuole replicare più che “essere”, in cerca di adepti lettori comparativi, in fondo di un qualunquismo che cerca nel condizionamento l’appagamento, nel compito in classe socializzato la realizzazione, che se li incontri per strada fanno finta di essere Joyce – dico fanno finta – tutti questi nuovi autori. Potrebbe sembrare che ce l’abbia con il Signor Giulio Mozzi, sembra, ma badate che parlo di tutta una cerchia di scrittori, che in definitiva l’unica cosa che cercano è la “pandan” tra il soggetto e l’aggettivo per dire che la creatività è meglio e il linguaggio è meglio della pubblicità anche per pubblicità. Che avrò detto, tanto che di fuori sta tuonando, e sinceramente mi chiedo se è il caso di proseguire a scrivere al compiuter ma ora che ci penso, ho lo stabilizzatore con il gruppo di continuità, vuoi che mi caschi un fulmine proprio ora qui dentro? L’azienda elettrica non può più togliermi la corrente. Allora dicevo, già! Giulio Mozzi, non lo conosco. Gli scrissi una volta per un progetto che “aveva” in una casa editrice, poi gli inviai del materiale. Ricordo che mi trovai su posizioni diverse per una questione trattata da una rivista di editoria letteraria, per interlocuzione la rivista, che ora non esiste più. Poi ebbi quella strana storia con la nuova addetta della casa editrice Adelphi che non sapendo che il mio manoscritto era sulla scrivania del Signor Calasso, ritirato dalla sua segretaria, mi fece intendere con modi in precedenza mai intesi, da me all’Adelphi, che non c’era. Iniziai una ricerca per corriere, ed ebbi il dubbio, che ciò che avevo spedito alla casa editrice del Curatore Giulio Mozzi, fosse accaduta la stessa cosa. La casa editrice mi rispose, che non sapeva, che costui ogni tanto vi si recava e portava via del materiale. Scrissi a Mozzi, senza risposta. Di lì a poco mi capitò di leggere alcune stupidate di un autore che la casa editrice pubblicava in un libro su Pasolini e scrissi alla casa editrice, correggendo l’espressione dell’autore per dare un senso reale alla personalità di Pasolini, e non quella di un mediocre masochista, quale sembrava nell’elegia del periodo scritto nel libro. In sostanza questi si sono fregati i libri miei pure i fumetti stampati a colori formato grande. Lasciamo andare queste cadute comportamentali. Allora come dicevo leggendo questa metà di libro mi è venuto in mente un libro molto simile per certi aspetti, anche se più riflessivo, un libro scritto nel 1971 e premiato con il premio campiello, parlo del libro di Renato Ghiotto “Adiós” autore finalista per lo strega nel 1967 con il romanzo “Scacco alla regina”, che non ho letto. Sinceramente penso che molti dei lettori contemporanei non sappiano proprio nulla di costui. Bene l’impressione che mi ha fatto la sintassi del libro tutto deve crollare, è che appartenesse al manierismo dei primi letterari, quello che per parafrasare sembra il compito in classe scritto da un professore accademico. Comunque ho promesso che più in avanti leggerò la seconda parte. Per quel che riguarda l’impegno di Giulio Mozzi, non posso che apprezzare le caratteristiche della sua persona, che credo che sia un individuo buono e onesto, e forse bravo, ma spesso questo non è sufficiente per non essere anche un po’ stronzi e risucchiati dal mondo degli stronzi, anche se Giulio Mozzi non lo sa. …..

 
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