La prima cosa che feci quando arrivai in Olanda fu di scrivere un email a Marino Magliani per chiedergli di poterlo incontrare e conoscere. Di lui sapevo ben poco, ma avevo letto un paio di racconti su Nazione Indiana e mi erano piaciuti. Soprattutto uno, si chiamava “La pozzanghera”. Sapevo anche che da molti anni viveva a Ijmuiden, non molto lontano da Leiden, e che quindi non mi sarebbe stato difficile raggiungerlo. Mi rispose subito. Dopo esserci scambiati i numeri di telefono decidemmo d’incontrarci l'indomani, fra le dune che amava cosi' tanto, sulla costa occidentale.
Con me quella volta c’erano Paola e Emma. Era una bella giornata di quelle che piacciono tanto qui, di vento gelido e forte. Il viaggio fu breve. Dopo aver fiancheggiato per un paio di chilometri le ciminiere delle acciaierie di Velsen, parcheggiammo la vecchia Kangoo davanti a un chioschetto di gelati e sedemmo su una panchina ad aspettarlo. L'attesa fu breve. Dopo qualche minuto ci apparve come un fantasma, in tuta da ginnastica, una barba bianca da fachiro e la faccia mezza nascosta da un berretto. Ebbi subito l’impressione di un uomo buono. Mi regalo’ dei libri, io non avevo niente per lui e mi vergognai un po’. Poi scendemmo in riva al mare per sgranchirci le gambe e parlare. Ogni volta che il passeggino di Emma sprofondava nella sabbia mi aiutava a sollevarlo e sorrideva. Fu molto gentile con noi, e quando alla fine se ne ando’, risalendo la duna e sfiorando con le mani i cespugli d’erba che la fiancheggiavano, lo seguimmo con lo sguardo fino a quando raggiunse la strada e scomparve.
Da quel giorno mi ha sempre manifestato la sua amicizia e il suo aiuto. Niente a che fare con le conventicole e i complotti cosi’ tanto di moda fra gli uomini di cultura in Italia. Se ho un raccontino che mi piace lui me lo posta sul blog La poesia e lo spirito, di cui e’ redattore. Tutto qui. E per fortuna. Qualche volta c’incontriamo alla Libreria Bonardi della mitica Marina Warners, per lo piu’ ci sentiamo al telefono. E’, la nostra, un’amicizia appena accennata, discreta, fra persone confinate in due stanzette a qualche chilometro di distanza.
Un paio di settimane fa mi ha fatto il suo ultimo regalo, l’invito a presentare il nuovo romanzo “La tana degli alberibelli” ad Amsterdam. L’appuntamento e’ per giovedì 2 aprile alle 20 alla Libreria Bonardi. Il romanzo l’ho divorato. Mi ci sono appiccicato la notte e l’ho lasciato solo alla fine. E’ un libro fatto cosi’, di quelli che hanno il potere di tenerti avvinto alla pagina.
Siccome non ho voglia di svelarvi troppo e non sono nemmeno bravo a fare le recensioni, vi consiglio di cercarlo in libreria. Per chi avesse proprio bisogno di qualche indicazione sappia che sostanzialmente e’ un giallo. Del giallo ha infatti tutti gli elementi classici: le indagini, le sparatorie, i pedinamenti, i morti ammazzati. Eppure parlarne in questi termini significa brutalizzarne il valore. Perche’ questa e’ letteratura, se capite cosa intendo. Qualcosa che ha l’ambizione di rimanere. Per Marino e’ anche un modo di raccontarci la sua Liguria di Ponente, cosa che in verita’ ha sempre fatto. Ma se nei suoi romanzi per Sironi si respirava l’odore dei frantoi, e in “Quella notte a Dolcedo” ci si scorticava nei rovi, stavolta si prova a scendere giu’ nel profondo di questa terra, amata e odiata con la stessa intensita’. Questa e’ storia di grotte, gallerie e inghiottitoi. E se uno si chiede dove si andra’ a finire la prossima volta, basta aspettare. Di solito a Marino e' necessario un solo anno per tornare in libreria con un nuovo romanzo.
Abbiamo ragione, la ragione che assiste chi propone che si costruisca un mondo migliore prima che sia troppo tardi, tuttavia, o non riusciamo a trasmettere alle persone ciò che di sostanziale c’è nelle nostre idee, o ci scontriamo contro un muro di diffidenza, preconcetti ideologici o di classe che, se non riescono a paralizzarci completamente, finiscono, nel peggiore dei casi, col suscitare in molti di noi dubbi, perplessità, queste, sì, paralizzanti. Se il mondo, un giorno, riuscirà a essere migliore, lo sarà solo grazie a noi e con noi. Che si sia più coscienti e orgogliosi del nostro ruolo nella Storia. Ci sono casi in cui l’umiltà non è buona consigliera. Che si pronunci a voce alta la parola Sinistra. Affinché si senta e si sappia.
Ho scritto queste riflessioni per un volantino elettorale della Sinistra Unita di Euzkadi, ma le ho scritte anche pensando alla sinistra del mio paese, alla sinistra in generale. Che, nonostante quello che sta succedendo nel mondo, continua a non alzare la testa. Come se non avesse ragione.
Molte delle sue attenzioni sembrano rivolte all'Italia:
Mi rendo conto che la domanda potrebbe suonare in qualche modo offensiva a un orecchio delicato. Di cosa si tratta? Un semplice particolare per chiamare in causa un intero popolo, per chiedergli conto dell’uso di un voto che, per la gioia di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se, in realtà, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, esattamente io. Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, ancora, nella mia ostinata speranza che l’incubo possa aver fine e che l’Italia possa riappropriarsi dell’esaltante spirito verdiano che, per un periodo, ha rappresentato la sua migliore definizione. E non mi si accusi di stare gratuitamente mischiando musica e politica, qualsiasi italiano colto e onesto sa che ho ragione e il perché.
Appena 5 giorni fa ci dedicava un altro pensiero. La democrazia in un taxi.