Tutto deve crollare

l'universo è di vetro
giovedì, 28 maggio 2009

UN PAZZO, AI TEMPI DEI CAVALLI

Si chiami civilizzazione o umanizzazione o progresso cio' in cui oggi viene cercato il tratto distintivo degli Europei, o lo si chiami semplicemente, senza lode e biasimo, con una formula politica, il movimento democratico dell'Europa, dietro tutte le ragioni morali e politiche ostentate si compie un immenso processo fisiologico che si fa sempre piu' fluido: il processo di un'omogeneizzazione degli Europei.

Questo processo dell'Europeo in divenire, che puo' essere rallentato nel suo ritmo da grandi ricadute, ma che forse proprio per questo guadagna e cresce in profondita', portera' probabilmente a risultati sui quali vorrebbero contare meno di tutti i suoi ingenui promotori e laudatori, gli apostoli delle idee moderne. Le stesse nuove condizioni tra le quali si formera' in media un livellamento e una mediocrizzazione dell'uomo (un utile laborioso, variamente adoperabile e duttile animale del gregge) sono atte nel piu' alto grado a dare origine a uomini d'eccezione della qualita' piu' pericolosa e attraente.

Mentre cioe' l'impressione complessiva suscitata da tali Europei dell'avvenire sara' probabilmente quella di lavoratori di vari generi, chiacchieroni, abulici ed estremamente disponibili, che hanno bisogno del padrone, di chi li comandi, come del pane quotidiano; mentre quindi la democratizzazione dell'Europa sfocia nella generazione di un tipo preparato nel senso piu' sottile alla schiavitu', l'uomo forte dovra' riuscire piu' forte e piu' ricco di quanto sia forse mai riuscito finora, grazie alla spregiudicatezza della sua educazione, grazie all'immensa varieta' dei suoi esercizi, delle sue arti e delle sue maschere.

Volevo dire: la democratizzazione dell'Europa e' insieme un'involontaria organizzazione per l'allevamento di tiranni, intendendo la parola in ogni senso, anche in quello piu' spirituale.


postato da cloubar alle ore 09:29 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


martedì, 26 maggio 2009

IL CACCIATORE DI OMBRE

Io sono uno a cui non piace scrivere. Scrivere mi stanca e mi rende triste. Pero' ho cominciato un nuovo romanzo, che ha come titolo provvisorio Il cacciatore di ombre.

E' successo mercoledi scorso. Come tutti i mercoledi ho accompagnato Emma all'asilo, poi mi sono diretto al supermarket per comprare un barattolo di miele e una tavoletta di cioccolato. Ho attraversato il parco dove di solito porto Emma a giocare. Sul viottolo asfaltato che lo attraversa ho incrociato l'uomo che ogni giorno porta li' il cane a cagare. Fino a quel momento, ho pensato, c'eravamo visti sempre in coppia. Io con la bambina, lui con il cane.

Mercoledi no. Io non avevo la bambina, lui non aveva il cane. La situazione era talmente atipica che ci siamo messi a ridere. Ma ho riso per poco. In realta' a me queste cose fanno male, piu' ancora che scrivere. Allora ho comprato il miele e la cioccolata, sono tornato a casa e ho iniziato il nuovo romanzo. Meglio che andare in giro a cercare di giustificarmi. Sono in uno stato molto vicino all'impazzimento.
postato da cloubar alle ore 16:18 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 20 maggio 2009

IL MIO NOME E' LEGIONE

E' uscito da pochi giorni Il mio nome e' legione di Demetrio Paolin. Non sto qui a dirvi che e' bello e che dovete leggerlo, perche' in realta' devo ancora leggerlo io e non ho quindi un'opinione da proporvi.

Intanto questo e' il booktrailer del romanzo ad opera dell'inarrivabile Grenar. Splendido, non trovate?

E questo e' il sito dell'editore Transeuropa, dove tra l'altro potrete scaricare le prime venti pagine del libro.

Proviamo a scoprirlo.
postato da cloubar alle ore 08:22 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


martedì, 19 maggio 2009

CROCEROSSINE E PESTAGGI

Sabato scorso la Polizia Municipale di Monza ha pestato un gruppo di antirazzisti che stava distribuendo volantini a margine della Settimana della Croce Rossa Italiana.
Il volantino in questione diceva cose sgradite ai piu', ma che io condivido. Il testo era questo:

In questi giorni Monza ospita la “ settimana della Croce Rossa Italiana (CRI)”. In tutta la città si stanno susseguendo iniziative, mostre, banchetti in piazza. I vari volontari e addetti fanno bella mostra di sé nelle strade pubblicizzando il “fondamentale” ruolo all'interno di questa società. Ruolo che però, a discapito di quanto si possa pensare, è tutt'altro che neutrale e votato alla difesa della salute e delle persone.
Innanzitutto la CRI è un corpo militare, sempre presente sugli scenari di guerra al seguito degli eserciti. Per conto di coloro che le guerre le creano e le vogliono, gestisce il problema dei sopravvissuti, dei profughi e dei disperati che ogni conflitto porta con sé. Il soldato che lancia bombe al fosforo su popolazioni inermi e la crocerossina pronte a curarle sono due aspetti dello stesso identico ruolo; la loro formazione altamente militarizzata dimostra come tra soldato e crocerossina la differenza stia solo nell'uniforme. Lungi dall'essere strumento neutrale volto alla cura senza distinzione, è al contrario al soldo dei più forti, dello Stato, nei fatti collaborando al mantenimento dello stato di cose presente.
In Italia per esempio la CRI gestisce i moderni lager per gli immigrati senza permesso di soggiorno, quelli che un tempo erano i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) e che oggi hanno cambiato nome in CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione): diversi nel nome, ma identici nella funzione.
Durante le recenti proteste che hanno infiammato i CIE, la Croce Rossa ha gestito in modo disumano e crudele la situazione, svolgendo un vero e proprio lavoro da gendarme, al fianco di soldati e polizia. Proprio qualche mese fa, nel CIE di Milano, dopo che i reclusi avevano iniziato una protesta contro le disumane condizioni detentive e dopo i violenti pestaggi avvenuti all'interno delle camerate, i gendarmi della CRI hanno deciso di non dare da mangiare per punire i ribelli, affermando che “così almeno ci pensate due volte a fare casino”.
Come si fa ad affermare di essere al servizio delle persone quando, dopo aver medicato una vittima delle bastonate della polizia, si omette di denunciare pubblicamente chi ha compiuto tale atto, facendosi così suo collaboratore? Alleviare le sofferenze non vuol dire semplicemente medicare in fretta e furia un immigrato che, per evitare l'espulsione giunge a compiere atti di autolesionismo senza preoccupasi delle ragioni che lo hanno spinto a quel gesto. Come si fa a farsi passare per “brave persone” quando si imbottiscono i pasti dei detenuti con tranquillanti per tenerli buoni (pratica ordinaria in ogni lager di Stato)?
Infine. in questi giorni, la CRI rifiuta di prestare assistenza medica a un prigioniero del Cie di Milano, con una sospetta tubercolosi. Il prigioniero ha iniziato uno sciopero della fame, che si sta estendendo, anche in relazione ai pestaggi nel Cie di Bologna e al suicidio di una detenuta del Cie di Roma.

La croce rossa ha scelto: essere aguzzini dei nuovi lager.

Qualunque cosa se ne voglia pensare l'episodio mette in luce a cosa serva la militarizzazione dei territori giustificata da motivazioni di pubblica sicurezza. E' proprio grazie ai pacchetti sicurezza varati dai vari governi che agenti di ogni sorta, compresi quelli dei cosiddetti corpi civili, vengono e verranno utilizzati sempre piu' per reprimere le voci fuori dal coro. Quello che conforta e' stata la reazione della cittadinanza monzese, che ha cercato di opporsi al pestaggio e ha solidarizzato apertamente con i manifestanti.

postato da cloubar alle ore 10:07 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria:


venerdì, 15 maggio 2009

UNA CANDIDATURA PER IL PREMIO NOBEL

Sembra uno scherzo, di quelli che invece di far ridere lasciano gli occhi pesti. C'e' qualcuno, in questo o quel cazzo di paese (a seconda della prospettiva da cui lo si guarda) che ha la sfrontatezza di candidare Silvio Berlusconi al Premio Nobel per la Pace. Se uno si chiede perche' la risposta e' facile:

Silvio Berlusconi ha rinsaldato il legame con gli Stati Uniti, ha mediato nella crisi in Georgia dell’agosto 2008. Ha svolto, inoltre, un ruolo riconosciuto e autorevole per giungere a una pace duratura tra Israele e Palestinesi. Ha ricreato tra Stati Uniti e Federazione Russa lo stesso clima di dialogo e di amicizia che era sfociato nel vertice di Pratica di Mare del 2003, e che pose definitivamente fine alla Guerra Fredda.


Poi pero' mi vengono in mente tante cose, per esempio l'accordo di cooperazione Italia-Libia. E anche Come un uomo sulla terra di Francesca Rinaldi, un film-documentario che non ha naturalmente trovato nessun distributore e viene proiettato in modo indipendente.
postato da cloubar alle ore 14:32 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 13 maggio 2009

GENEALOGIA DEL POTERE

Mi sta capitando una cosa che in se' non e' piacevole ma nemmeno antipatica. Qualche volta mi fa ridere, altre volte invece no. E' qualcosa che ha a che vedere col potere, e se ve la racconto e' perche', l'avrete capito, sono ossessionato dal potere. Ossessionato dalla paura di subirlo, e chissa', anche imporlo. La parola stessa mi fa paura. Potere, mi da' i brividi.

Il fatto e' che la mia bambina mi parla in olandese. Da quando va all'asilo mi dice cose che io non capisco. E naturalmente non manca di sorridermi in quel modo furbo che tutti e due conosciamo bene, come a sfidarmi. In parole povere sembra godere della mia impotenza.

Il piu' delle volte mi capita di riderci su, dicevo. Non sono cosi' fuori di testa da credere che voglia infliggermi frustrazione. Solo non posso fare a meno di riconoscere come lei si diverta a vedermi impreparato di fronte al suo incompiuto teatro.

A pensarci bene anche questo e' potere, e sebbene Emma abbia solo 2 anni e mezzo e' un potere ben studiato. Da dove viene allora? E' dentro di noi fin dall'inizio?




postato da cloubar alle ore 11:08 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


lunedì, 11 maggio 2009

UN FIORE PER GIORGIANA

E' passato tanto tempo dal giorno in cui Giorgiana fu uccisa. Se provate il desiderio di ricordarla siate domani alle ore 18 a Roma, al Ponte Garibaldi. Oppure pensatela. Aveva 19 anni.
postato da cloubar alle ore 10:38 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


venerdì, 08 maggio 2009

UNA DOMANDA

Prima di mettermi a scrivere Tutto deve crollare ero davvero molto confuso, come non dovrebbe esserlo mai, penso, un romanziere. O uno che provi a fare, per la prima volta nella sua vita, il romanziere. Il fatto e' che non avevo ne' una trama precisa da sviluppare, ne' un profilo ben delineato dei personaggi, ne' molto altro. Su una sola cosa avevo idee abbastanza chiare, e cioe' sul sostrato ideologico che doveva permeare il romanzo.

Che intenzione avevo, dunque? Questa: di mettere in scena il potere, ma un potere che non si limitasse a negare, vietare o censurare. In quel caso sarebbe stato infatti un potere impotente, un non-potere, e anche se curiosamente questa immagine del potere che vieta e' ancora predominante nell'immaginario collettivo e' tuttavia lontana, penso, dalla realta'.

Che ci piaccia o meno il potere fa, agisce. E' vitale e propositivo, economicamente razionale, e soprattutto mette in campo le sue buone ragioni.

Dico questo perche' piu' passa il tempo piu' mi trovo a gestire, da parte dei lettori, due tipi di reazione. Ci sono quelli che riducono il romanzo a un raccontino sadico, perverso, superomista, in cui la pornografia e l'eccesso orrorifico annullano sul nascere qualsiasi velleita' letteraria. E chi riesce invece a leggerlo secondo i miei veri intenti.

Ora nessuno puo' pretendere di avere tutti dalla propria parte, ma c'e' una domanda che mi faccio sempre piu' spesso e che un po' m'inquieta. Non riguarda un giudizio di valore, e d'altronde non m'importa se alcuni non apprezzano il libro, ma l'ambiguita' del testo. L'io soggettivo e' talmente forte da riverberarsi sull'autore? C' e' qualcosa dell'autore che sembra trapelare dalle sue pagine e che suona malefico e sbagliato? 
postato da cloubar alle ore 09:43 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


lunedì, 04 maggio 2009

LA SOTTILE TECNICA DEL SORRISO

Una volta feci la stupidaggine di candidarmi alle elezioni amministrative sotto il simbolo di Rifondazione Comunista. Fui eletto in consiglio comunale ad Ascoli nel giugno 2004, ma per tutta una serie di motivi fin troppo facili da capire (ero messo in condizione d'impotenza non solo dai consiglieri di maggioranza ma dalla stessa coalizione alla quale appartenevo) non riuscii a combinar nulla. Quando mi dimissionai dall'incarico, due anni dopo, ero il consigliere che da solo aveva presentato piu' mozioni e ordini del giorno rispetto agli altri 39 messi insieme, senza per questo avere l'opportunita' di discuterne in consiglio almeno uno.
Arrivato in Olanda, su istigazione dell'amico Massimiliano Bianchi, scrissi La sottile tecnica del sorriso, una riscrittura di Pinocchio che tirava in ballo quell'esperienza facendo nomi e cognomi. Il pdf del racconto puo' essere scaricato qui.
postato da cloubar alle ore 10:09 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria:


sabato, 02 maggio 2009

UN NECROLOGIO

Il 30 aprile, mentre in Olanda si chiudevano i palchi, i baracchini e gli stand gastronomici in segno di lutto per la strage di Apeldoorn, moriva ad Alicante Javeir Ortiz, scrittore e giornalista, con cui condividevo curiosamente il giorno del compleanno. Egli stesso aveva provveduto a scrivere il suo necrologio, che qui vi riporto nella traduzione di Roberto Locafaro.

Ieri è venuto a mancare per arresto cardio-respiratorio lo scrittore e giornalista Javier Ortiz. È qualcosa che egli stesso, autore di queste righe, sapeva molto bene che sarebbe successo, e che per questo lo ha potuto pronosticare, perché non c’è niente di più inevitabile che morire di arresto cardio-respiratorio. Se continui a respirare e il cuore ti batte, non ti danno per morto.

In ogni modo siamo qui, (lui non più). Javier Ortiz fu il sesto figlio di una maestra di Irún, María Estévez Sáez, e di un dirigente amministrativo di Madrid, José María Ortiz Crouselles. I suoi nonni furono, rispettivamente, un signore di Granada con un aspetto da poliziotto – ciò che forse si giustifica considerando il fatto che era un poliziotto –, una signora molto piacevole e colta con allure e cognome del Rosellón, un onorato e discreto carabiniere di Ourense con abilità di calligrafo e una vedova di Haro sposata in seconde nozze con l’appena citato, Javier Estévez Cartelle, dal quale è derivato il nome di battesimo del nostro recente defunto. Se qualche interesse hanno tutti questi antecedenti, cosa che è lontana dalla chiarezza, è quello di dimostrare che, al contrario di ciò che si è soliti pretendere, l’incrocio delle razze non migliora la specie. (si osservi che una gran varietà di provenienze si è messa in gioco per finire per costruire un basco e calvo e bassino.)

Javier Ortiz trascorse l’infanzia a San Sebastián, città a portata di mano, perché nacque lì. Si dedicò fondamentalmente a guardare ciò che stava nelle sue vicinanze, in particolare il petto delle signore – adesso che è già morto possiamo svelare questo suo innocente segreto –, e a studiare cose tanto pellegrine come le città costiere del Perù, di quelle che non riuscì a dimenticare fino all’ultimo respiro. I gesuiti cercarono di indirizzarlo per il buon cammino, però lui scoprì molto presto di essere comunista. Questo rovinò del tutto la sua carriera religiosa, già di per sé poco promettente, soprattutto dal momento che notò con disgusto l’interesse che alcuni sacerdoti ponevano nelle parti pudende.

Il suo primo lavoro da scrittore, apparso in una pagina del periodico della scuola, fu, curiosamente, un necrologio, con cui si potrebbe dire che la sua carriera da giornalista è risultata palindroma, singolare circostanza della quale pochissimi potrebbero vantarsi, anche nell’improbabile caso che lo aspirassero.

A 15 anni, disgustato dalle ingiustizie umane – alcune delle quali continuavano ad avere come riferimento ossessivo i seni femminili – decise di diventare marxista-leninista. Gli anni successivi dovette impiegarli per verificare cosa era quello stava per diventare, a cui contribuirono in maniera decisiva alcuni intrepidi membri della Polizia politica franchista.

A partire del quale, si dedicò con gran entusiasmo a coltivare il nobile genere del libello. Senza sosta. Giornalmente. Anno dopo anno. Andò cambiando di residenza, non sempre per volontà propria – qui meritano speciale citazione permanenze carcerarie e il suo esilio, prima a Burdeos, dopo a Parigi –, però non cambiò mai il suo incrollabile impegno di agitatore politico, che lui desiderava aver acquisito, per quanto assurdo sembri – e sia, di fatto -, nella lettura de I documenti postumi del Club Pickwick, di Don Carlo Dickens, e delle Avventure, invenzioni e mistificazioni di Silvestre Padarox, di don Pío Baroja.

Burdeos, Parigi, Barcellona, Madrid, Bilbao, Aigües, Santander… Passò in tantissimi posti e lasciò le sue tracce in innumerevoli luoghi senza smettere di scrivere, dài e dài, Zutik! Servir al Pueblo, Liberación e Mar, e Mediterranean Magazine – e El Mundo, e una dozzina di libri, varie radio, ed alcune televisioni… Per scrivere, scrisse anche per altri ed altre, ha esercitato a nome di altri che poi si sarebbero presi i meriti in momenti di particolare penuria… A volte lo ha fatto anche per amicizia.

Spinto dalla lettura del Selezione di Reader’s Digest e altre pubblicazioni statunitensi tanto amanti di questo genere di operazioni, un giorno decise di calcolare quanti chilometri coprirebbero i suoi scritti, nel caso che si mettessero tutti in una sola lunghissima riga di dimensione 12. Il risultato della stima è stato indiscutibile: occuperebbero moltissimo spazio.

Anche in materia di amore (di cui sarebbe ingiusto dire che mancasse di qualche esperienza), è stato palindromo. Diceva che le migliori donne, le più affettuose e le più nobili con cui ha condiviso i suoi giorni (senza disdegnare dogmaticamente nessun’altra), erano la prima e l’ultima. Sebbene la favorita gli appariva nel mezzo: sua figlia Ane.

E tutto per finire con qualcosa così volgare come la morte. Per arresto cardio-circolatorio, come già detto. In fine, un altro posto di lavoro disponibile. Qualcosa è qualcosa.

______

postato da cloubar alle ore 12:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: